EDITORIALE

 

PROSPETTIVE L

«Prospettive» è il cuore del sito «Philosophia»: vorrebbe essere una sorta di rivista on-line aperta ad articoli, riflessioni, interviste, discussioni di argomento filosofico.

Un breve editoriale proporrà periodicamente il tema intorno al quale si è aperta la discussione all'interno dell'«Istituto Italiano per gli Studi Filosofici» sede di Venezia, oppure dell'associazione «Nemus», oppure dell'«Istituto Gramsci - Fondazione». 

Ovviamente l'invito è a partecipare con contributi mirati e concentrati che poi verranno pubblicati in  Discussioni

 

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Educare a che cosa?

Alberto Madricardo

 (abstract: link all'articolo completo    FREC_VD.GIF (1260 byte)   )

La filosofia ha come suo compito essenziale l’educazione universale. Vi è una discrepanza essenziale tra coscienza e realtà, tra interno ed esterno. Educare significa orientare le coscienze rispetto a questa discrepanza. La filosofia ha indicato a lungo la possibilità di conciliare coscienza e realtà, di realizzare l’identità tra interno ed esterno. Ma la realtà è così radicalmente altra dalla coscienza che ogni conciliazione è veramente impossibile. L’ultimo filosofo che nella Modernità si è posto esplicitamente questo compito è stato Hegel, ma anche nel suo pensiero  è individuabile un “residuo  teologico” (che l’esterno sia un tutto e che questo tutto come tale si attivi a nostro favore, come potenza del negativo  una sorta di “controsoggetto” salvatore -  a dissolvere le parzialità – le figure dello spirito - entro cui il soggetto di volta in volta pigramente si  assesta) che inficia il suo sforzo. Quale senso ha allora la civiltà, se non può realizzare questa suprema conciliazione?

Bisogna dire con tutta chiarezza che la civiltà non abolisce il prezzo che ogni esistente deve pagare in quanto esiste, ma cambia le modalità del suo  pagamento. Ogni esistenza è in sé differenza, debito con se stessa. Una differenza con sé che  che può “esternalizzare” proiettandola nel relativismo delle “opinioni differenti”.

Al prezzo di violenza e dolore abbruttente (insensato) che la barbarie impone all’esistere, la civiltà può sostituirne uno spirituale, volontariamente accettato e pagato dagli individui divenuti consapevoli della sua necessità. Ma per questo bisogna mutare profondamente gli scopi e modalità dell’educazione.

L’uomo, nella sua esistenzialità, non può essere altro che “differenza”: può liberarsi, ma non essere libero, perché i suoi atti sono sempre reazioni a imposizioni esterne: quando non è assoggettato a nulla non può più (re -)agire. La corretta educazione prepara all’esperienza dell’impossibilità dell’atto libero, identico a se stesso.

Mentre la realizzazione dell’identità è impossibile (quindi non c’è una via che in tale senso la filosofia possa indicare), quella dell’impossibile è possibile, e dunque ad essa si può educare, non solo liberando le coscienze dall’inconsistenza di tutte le possibilità (gli alibi, le “figure dello spirito”), ma anche facendo loro comprendere che una volta liberate non sono libere e non lo potranno mai essere.

Questa impossibilità esteriore la coscienza umana, mirabile lanterna magica che tutto sa invertire, può tradurla in propria interiore, assunta differenza. In questa differenza interiore sta l’unico vero paradiso dell’uomo.    

Alberto Madricardo